INVITO
TIBETANI IN ESILIO fotografie di PAOLA MARCELLO
SGUARDI CHE RESTANO
Paola Marcello e il tempo dell’esilio
Gli sguardi di Paola Marcello non attraversano soltanto il visibile o il contingente. Sono sguardi destinati a depositarsi nel tempo, a non consumarsi. È da questi ritratti intensi e profondi che prende avvio il suo lavoro: un’indagine costruita sulla prossimità lenta, sull’ascolto, su una relazione pensata e coltivata prima ancora dell’immagine.
Il Tibet evocato in questa mostra non è un luogo geografico né un altrove esotico. Le immagini non raccontano un viaggio, né si affidano a una narrazione estetizzante o consolatoria. Esse ci conducono piuttosto dentro una condizione storica e culturale sospesa, segnata dall’esilio forzato iniziato nel 1959, che ha inciso profondamente nei corpi, nei volti, negli spazi abitati e nei gesti quotidiani di uomini e donne privati della propria terra e della possibilità di raccontare liberamente il proprio passato.
L’esilio, qui, non è soltanto uno spostamento geografico, ma una condizione esistenziale permanente, che coinvolge l’identità, la lingua, la religione, la memoria collettiva. È una ferita che si iscrive nel tempo lungo e che trova nei ritratti di Paola Marcello una forma di ascolto e di restituzione.
In questo contesto, l’autrice opera con lucidità e responsabilità. La sua fotografia non assume mai il punto di vista dell’osservatrice distante, né quello, altrettanto problematico, di chi parla per gli altri. Al contrario, il ritratto diventa l’esito visibile di un processo di relazione costruito nel tempo, fondato su incontri reiterati, permanenze, interviste in profondità e un ascolto attivo e partecipe.
La fotografia non è mai un atto isolato. Ogni immagine è il risultato di una condivisione che precede lo scatto e che lo rende possibile. I volti non funzionano come icone isolate, ma come spazi di relazione: luoghi in cui si manifesta una presenza, mai ridotta a simbolo o a rappresentazione.
La scelta di lavorare spesso in interni restituisce una dimensione di intimità rara. La luce, talvolta intensa e direzionale, altre volte assorbita dall’ombra degli ambienti, accompagna il tempo del soggetto senza forzature o spettacolarizzazioni. Nulla è costruito per impressionare: ogni elemento visivo è al servizio della relazione e del rispetto dei silenzi.
In questa scelta etica dello sguardo, la fotografia diventa un atto di restituzione. Un invito alla sosta, alla presenza, alla condivisione di una domanda che supera il singolo contesto e si apre a una dimensione universale: il diritto di appartenere, di abitare, direstare.
Luca Chiste / Pht Photoforma
Le immagini sono utilizzabili esclusivamente per finalità editoriali e giornalistiche, con obbligo di credito: © Paola Marcello