Edith Kramer paesaggio

l’arte di vivere

Dipinto acquerello: Edith Kramer paesaggio

“L’arte è il processo terapeutico in sé.
Non vedo nessun altro aspetto.
Questo è il più essenziale in arte”.

Joseph Beuys

L’arte appartiene all’espressione propria del vivere umano fin dagli esordi della storia. L’espressione artistica, dalla prima impronta di una mano sulla roccia in una caverna, ha permesso all’essere umano di prender consapevolezza di sé, della propria esistenza in relazione al mondo. Da subito questa modalità di espressione veicola un dialogo sia interiore (vedo l’impronta della mia mano, vedo la mia individuale presenza), sia in relazione a quanto di più affascinante, ignoto o spaventoso la vita possa offrire.
L’impronta nella caverna si moltiplica (esprimendo l’importanza per l’uomo delle relazioni). Appaiono altre raffigurazioni di elementi che si rivelano essere vitali. La ricerca di esprimere, contattare, rendere benevole le energie più misteriose alle quali si è confrontati, si cristallizza in queste creazioni di arte primordiali.
Fin da questi esordi collettivi, l’arte veicola dunque quel potere intrinseco di relazionarsi andando oltre i limiti dati dalla natura biologica, sensoriale, cognitiva dei singoli; incarnando quel potenziale energetico di connessione con l’oltre (che sia dentro o fuori di sé stessi), che possiamo oggi definire con il termine di terapeutico. (Raffaella Ortelli Spinedi)

ARTE COME TERAPIA – origini

Friedl Dicker-Brandeis: 
pioniera di grande talento e passione
(Vienna, luglio 1898 – Birkenau, ottobre 1944)

Friedl Dicker-Brandeis:

pioniera di grande talento e passione

(Vienna, 30 luglio 1898 – Birkenau, 9 ottobre 1944)

Figura chiave è Friedl Dicker-Brandeis, allieva prima di Franz Cízek (1915-1916) e successivamente di Johannes Itten (1916-1919). Friedl, che ha scelto gli studi in campo artistico malgrado l’opposizione del padre, si trova a seguire i corsi di questi due straordinari insegnanti che sull’arte costruiranno un particolare approccio pedagogico all’insegnamento. Nella ricerca di un linguaggio formale elementare Franz Cízek e Otto Wagner, già all’inizio del secolo fondano una Scuola d’arte per bambini dalla quale nasce in seguito il corso “Didattica della forma ornamentale” presso la Scuola di arte applicata.  

 

Friedl seguirà Johannes Itten a Weimar (1919 – 1923), dove Itten aveva ricevuto l’incarico di docente da Walter Gropius per il corso preliminare al neofondato Bauhaus.

Avrà modo, quindi, di approfondire ulteriormente il particolare insegnamento di Itten, che proponeva un coinvolgimento globale degli allievi con esercizi respiratori e di concentrazione fisica. Itten offriva ai suoi studenti anche l’utilizzo di materiali di scarto per la creazione artistica: “Per poter essere in grado di creare qualcosa con i materiali di scarto, lo studente doveva dimenticare quanto di convenzionale aveva appreso: in quest’attimo l’intero mondo concettuale accademico dell’insegnamento artistico tradizionale perdeva ogni significato. In tal modo il compito di figurazione elementare assegnato allo studente riconduceva quest’ultimo alle sue possibilità peculiari, a sé stesso.”  Artista molto dotata (pittrice, fotografa, architetto e stilista di moda artistica), si trova quindi ad assorbire le proposte più innovative del periodo. Al suo ritorno a Vienna apre un atelier per l’architettura e l’arredamento(Impegnoso, 2002).

All’inizio degli anni 1930 “la storia della Dicker-Brandeis si intrecciò con quella di Edith Kramer, divenuta poi pioniera dell’arteterapia americana. Viennese di origini ebraiche, al pari della Brandeis, […] fu una delle sue prime allieve e, quando nel 1934 l’artista fu arrestata e interrogata per la sua militanza nel Partito Comunista Austriaco e decise di abbandonare l’Austria per trasferirsi a Praga, dove viveva parte della famiglia materna, la Kramer la seguì. Le due iniziarono a collaborare, insegnando ai figli degli ebrei rifugiatisi a Praga ed effettuando le primissime osservazioni sul valore terapeutico dell’arte usata con i bambini, specialmente quelli che vivevano in condizioni di forte disagio emotivo. Nel 1938 le loro strade si divisero: la Kramer, per sfuggire alle persecuzioni naziste, si trasferì negli Stati Uniti, dove sviluppò, negli anni a venire, un vero e proprio “metodo” a partire dalle idee e osservazioni sulla terapia d’arte frutto della collaborazione con la Dicker-Brandeis; quest’ultima, invece, pur avendone l’opportunità, rinunciò più volte a fuggire dall’Europa, per non separarsi dal marito, Pavel Brandeis, un cugino che l’artista aveva sposato nel 1936” (Quici Chiara, 2016, sitologia).

Friedl rimane quindi in Cecoslovacchia vivendo “in clandestinità fino al 1942, quando viene deportata a Teresin, dove sarà l’insegnate di arte per i bambini internati. Morirà nel campo di sterminio di Auschwitz, con i bambini di Teresin, il 6 ottobre 1944” (Impegnoso, 2002).

Friedl “arrivò a Theresienstadt il 17 dicembre 1942 e da quel momento dedicò la maggior parte del suo tempo all’organizzazione dei laboratori d’arte con i bambini e alla ricerca dei materiali necessari, sfruttando ogni occasione per farsene spedire dall’esterno e recuperando, nel ghetto stesso, qualsiasi oggetto che potesse essere utilizzato come materiale artistico. […] Scopo della Dicker-Brandeis era quello di curare le loro ferite emotive e psicologiche, partendo dalla consapevolezza che l’arte e l’atto artistico avessero un “potere” curativo e potessero svolgere un ruolo fondamentale nel miglioramento del benessere psichico. Il lavoro terapeutico di Friedl si svolgeva su diversi livelli. In primo luogo, attraverso l’atto creativo cercava di stimolarli e riattivare le loro capacità cognitive, mirando a rafforzare il senso dell’identità e a sviluppare qualità come la fantasia, l’attenzione, la creatività, l’autonomia e la sicurezza in sé stessi. […]

Alla fine di ogni lezione, la Dicker-Brandeis catalogava i disegni per data e autore e, successivamente, li analizzava e interpretava, cercando di individuare ansie e disagi specifici emergenti dai lavori di ciascuno, per poi aiutarli a prenderne coscienza al fine di liberarsene. Con questa idea che la presa di coscienza dei propri disagi interni permetta di sanare le ferite emotive, l’artista non soltanto si è posta nel solco delle ricerche della psicanalisi freudiana, di pochi decenni precedenti rispetto ai suoi laboratori, ma ha anticipato uno dei concetti cardine dell’arteterapia moderna: l’idea che l’arte permetta di dare forma concreta ai contenuti emotivi dell’inconscio, consentendo al soggetto di esternarli, osservarli da un punto di vista esterno e prenderne emotivamente le distanze, riuscendo, così, a elaborare e superare i conflitti irrisolti. Inoltre, di rilevanza particolare è il fatto che l’artista, per l’analisi dei disegni, si avvalesse della collaborazione di un medico internato nel ghetto, la dottoressa Bӓumel, segno di come l’artista riconoscesse nell’utilizzo dell’arte a fini terapeutici la necessità di un incontro di competenze medico-terapeutiche e artistiche, a oggi riunificate proprio nella figura dell’arteterapeuta”

(Quici Chiara, 2016, sitologia).

Il grande e intenso lavoro di Friedl, da lei stessa catalogato e arricchito di riflessioni teoriche, le è sopravvissuto, riscattato dall’oblio al quale gli eventi storici pareva lo destinassero: “… a Terezìn mise per iscritto le sue osservazioni sulle potenzialità terapeutiche dell’arte, con l’intenzione di pubblicarle alla fine della guerra. Friedl non sopravvisse alla deportazione ad Auschwitz e non riuscì, pertanto, nell’intento della pubblicazione; tuttavia, quegli appunti, brevi ma densi di principi terapeutici e pedagogici, si sono conservati e oggi si trovano presso il Museo Ebraico di Praga” (ibidem).

“Estetica come qualcosa d’altro, una pelle più sottile a protezione del caos …

Estetica, ultima istanza, mezzo di fuga, ultimo motore in grado di creare produzione, come difesa per l’uomo contro forze su cui non ha alcun controllo …”

Friedl Dicker-Brandeis

(da una letteraHilde Kothny- Hronov,

9 dicembre 1940 in Ferraresso F., 2015)

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Arte-terapia è una parola composta, di cui la prima parte è “Arte”. 

Edith Kramer

Il grande contributo di Friedl ha trovato terreno fertile per poter continuare a germogliare e crescere rigogliosamente nell’intenso lavoro portato avanti negli Stati Uniti dalla suaallieva Edith Kramer (Vienna, 1916 – Austria, 2014). 

                                                                    Edith Kramer Autoritratto

“Quando ero a Praga tenevo dei corsi a bambini rifugiati tedeschi con Friedl Dicker. Il suo atteggiamento e le modalità di trattamento mi influenzarono molto ed ebbi l’occasione di imparare molto da lei… Quando Fridl fu internata nel campo di Teresin con la popolazione del ghetto, ha continuato a lavorare e ad insegnare ai bambini e questi lavori si sono salvati. Quando vidi, nel dopoguerra, questi lavori salvati miracolosamente, fui impressionata dallo stato di salute dei bambini che vivevano in condizioni così dure. Questi bambini malgrado la situazione avevano avuto una buona infanzia che permetteva loro di fare arte” (Edith Kramer inImpegnoso, 2002).

“I lavori dei bambini del lager di Teresin sono ormai famosi in tutto il mondo. Non così riconosciuta è l’opera di Friedl Dicker-Brandeis e il suo intervento, primo esempio di sostegno e aiuto attraverso l’arte per bambini sottoposti a situazioni traumatiche. Ma grazie a Edith Kramer il metodo di insegnamento di Friedl Dicker-Brandeis ha potuto svilupparsi, anche per la particolare personalità dell’allieva che, provenendo da una formazione artistica e da un ambiente psicanalitico, fin dall’inizio ha scelto di lavorare con bambini”. Edith Kramer giunta in Americasceglie“alla fine di un lungo girovagare New York, dove ha trovato terreno fertile per sviluppare il metodo di intervento terapeutico attraverso l’arte”(Impegnoso, 2002).

Edith Kramer a New York“lavora come insegnante d’arte con bambini ed adolescenti nei quartieri più svantaggiati e, in seguito, presso istituti e centri di neuropsichiatria infantile, dove ha modo di strutturare maggiormente i suoi “laboratori artistici” con valenze terapeutiche”(Lyceum 2018, da “Le origini del metodo “Arte come Terapia”).

“È proprio negli Stati Uniti, a partire dagli anni 1950, che ha luogo l’esperienza più importante ai fini della definizione metodologica dell’arteterapia, con la nascita dei due principali orientamenti in arteterapialegati ai nomi di Edith Kramer e di Margaret Naumburg

Margaret Naumburg [New York, 1890 – Boston, 1983], psichiatra e psicoanalista americana, aiutata nel suo lavoro dalla sorella Florence Cane, maestra d’arte; elabora il metodo dell’arteterapia dinamicamente orientatacon cui si utilizza l’arte come strumento per svelare significati inconsci che vengono, poi, descritti e resi comprensibili grazie all’utilizzo della comunicazione verbale normalmente utilizzata nella seduta di psicoterapia.

Diversa è l’impostazione diEdith Kramerche, provenendo dal mondo dell’arte, consacra un valore particolare all’espressione artistica. La Kramer considera la terapia d’arte distinta dalla psicoterapia e sostiene che “le sue virtù curative dipendono da quei procedimenti psicologici che si attivano nel lavoro creativo” rivolgendo, quindi, tutta la sua attenzione al processo creativoritenuto di per sé uno strumento terapeutico.

Attraverso la sua esperienza sul campo, la Kramer si è resa consapevole del grande aiuto dell’arte sia nel disagio psichico, sia nella sofferenza esistenziale di chi vive in condizioni estreme. È a partire dalla sua esperienza di arte terapeuta con bambini ed adolescenti e dai suoi approfonditi studi psicologici che nasce l’elaborazione di una precisa linea metodologica che vede la centralità del processo creativo ed artistico nel percorso terapeutico e che rientra sotto il nome di “Arte come terapia”. L’arte diventa terapia, il prodotto artistico rimane subordinato al processo e la tecnica terapeutica non cerca tanto di svelare e interpretare il materiale inconscio, ma diventa percorso significativo e simbolico in cui vengono attivate capacità, risorse e processi, diventando un vero e proprio mezzo di sostegno per l’io, favorendo lo sviluppo del senso d’identità e promuovendo una generale maturazione.La Kramer sottolinea il fatto che l’arteterapeuta debba avere una profonda conoscenza sia dei processi artistici che delle caratteristiche e possibilità dei materiali proposti, condizione indispensabile all’intuizione artistica che deve sostenere la relazione terapeutica. Ed è proprio Edith Kramer che realizza e dà pieno senso al progetto di Friedl Dicker Brandeis contribuendo a fondare nel 1976 un programma per l’insegnamento dell’Arteterapia presso la New York University

Ricordiamo quindi il grande spessore di Edith Kramer come artista: l’insegnamento che fin da tredicenne aveva ricevuto direttamente da Friedl, le permise di maturare profonde capacità sviluppate al massimo potenziale grazie alla propria intensa e appassionata personalità. Accanto alla produzione di sue proprie opere e all’intensa attività di arteterapeuta, Edith Kramer inizia anche un’attività di insegnamento all’interno dell’Università di New York. Insegnamento che diviene concreto riscatto e espressione di gratitudine verso il lavoro della sua mentore Fridl e che, nutrito da una grande passione, travalica i confini statunitensi per ritrovare vitale espressione anche là dove era nato, nella vecchia Europa. Il lavoro della Kramer è punto di riferimento della formazione di Lyceum a Milano.

Art

Edith Kramer New York

Riferimenti citazioni:

DICKER-BRANDEIS Friedl https://it.wikipedia.org/wiki/Friedl_Dicker-Brandeis Immagini documenti identità Friedl Dicker-Brandeis https://www.holocaust.cz/en/database-of-victims/victim/78991-friedl-dicker-brandeis/

GANDINI Margherita (2015) “Edith Kramer, una pioniera dell’arteterapia” https://www.arteterapia.info/arteterapia/pdf/Edith_Kramer_articolo_Nuove_Artiterapie.pdf

IMPEGNOSO Elvira (2002) Introduzione all’arteterapia. Associazione per lo Studio e la Promozione delle Risorse Umane ASPRU Risvegli 

KRAMER Edith http://www.edithkramer.com/index.html

LYCEUM Milano “Le origini del metodo “Arte come Terapia” https://www.arteterapia.info/arteterapia/triennio/origini_america.html

QUICI Chiara, 2016, ”Friedl Dicker-Brandeis: arteterapia nel ghetto ebraico di Terezìn” in Psicoart rivista di arte e psicologia, no 6.  https://psicoart.unibo.it/article/view/6050/5813

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